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Ultimo aggiornamento: 24/09/2017
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Storie e storielle

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L'astuta fidanzata
 Esistono tante versioni della stessa vicenda che tratta dell'arte di salvare la propria virt— dai soprusi e prepotenze. La figura del cattivo può cambiare, ma sempre ‚ caratterizzato dal non avere un cuore.   

Un tale artigiano per potere campare la famiglia si era messo nei debiti fino al collo e l'usuraio non gli dava pace. Gli incontri si svolgevano solitamente all'insaputa dei familiari, in laboratorio. Ma, venuto ad inasprirsi il rapporto, ecco che un giorno sbarca l'usuraio a casa dell'artigiano, per incutere paura precisamente alla famiglia tutta.
Cosi fu che questo uomo disgraziato nel corpo quanto nella mente, senza un briciolo di bontà, si rese conto della straordinaria bellezza della figlia dell'artigiano.
Abituato si vede a non trovare alcun ostacolo alle sue esigenze, e magari assuefatto a questo tipo di situazione, mise un odioso mercato in mano all'artigiano:

® Ma guarda, guarda, guarda... chi mai se lo poteva immaginare ! Si capisce che la tieni nascosta. Una figlia cosi bella ‚ un tesoro da custodire...¯

L'artigiano, conscio di non potere rischiare di mettersi nella parte del torto, tratteneva la sua ira ed una gran voglia di prendere l'usuraio a bastonate.

® Veramente tieni là un gran tesoro, complimenti. E ti voglio trattare bene: un tesoro si può trovare, ma lo si può anche comprare, non ‚ vero ?¯

Alla collera si aggiunse ora l'inquietudine: che cosa losca stava immaginando questa mente venale e priva di cuore per pilotarla?

®Ti propongo un affare, un vero affare: se mi darai tua figlia come sposa, considerer• il tuo debito saldato. Come se fosse la dote di tua figlia, che io so bene non potrai dotare¯
®Giammai !¯ scoppio letteralmente l'artigiano

A questa reazione, l'usuraio rispose sardonicamente:

® Per Dio quanta fretta a rispondermi ! Rifletti bene, una tale occasione raramente bussa due volte alla stessa porta¯

E con tono più minaccioso dopo essersi avvicinato a toccare l'artigiano naso contro naso:

® Non mi sembra che tu possa disdegnare una proposta cosi onesta, potrei farti buttare fuori di casa tua in questo preciso istante, chiamare le guardie, lamentarmi che tu abbia cercato di ammazzarmi per non pagare i tuoi debiti. Sarebbe la mia parola contro la tua. Non sei niente, niente mi stai a sentire ? allora ti consiglio di non pensare troppo a lungo alla mia proposta, potrei non avere più pazienza nei tuoi confronti...¯

®Non vi lascer• mia figlia, piuttosto morire¯ disse l'artigiano in un affanno tanto era provato da questa scena.

In questo misero ambiente composto di due vani, era inevitabile che le parole non potessero non essere udite. Cosi la figlia, mossa da amore sincero per il padre, fece la sua apparizione nella stanza e, infrangendo ogni tradizione che vuole che i figli non s' intrufolino mai negli affari dei loro genitori, prese la parola:

®Padre, non vi disperate. Se il signore usuraio ha deciso di rimettere i vostri debiti per potermi sposare, allora ‚ giusto che una figlia non debba ostacolare quanto per suo padre rappresenta la salvezza¯

A queste parole, il viso dell'usuraio s'illumin• di un trionfo che gli parve già in pugno. Preparava già una nuova sua aringa quando la figlia prosegui:

®Ma ‚ anche giusto che una figlia non debba urtare la sensibilità del proprio padre. E se voi padre mio non volete questo matrimonio, allora io propongo che sia Dio in persona a decidere della mia e della vostra sorte¯

®Che vuoi dire figlia mia cara ?¯
®Si spieghi meglio signorina¯ intervenne incuriosito l'usuraio
®Ecco, propongo il giudizio di Dio: metteremo in un sacco due pietre. Una nera ed una bianca. Io infiler• la mano nel sacco e se ne uscirà la pietra nera, mi sposer• con Lei ed i suoi debiti tutti saranno rimessi a mio padre. Se invece uscirà la pietra bianca, allora sarà volontà di Dio che questo matrimonio non si faccia; ma poich‚ Dio ‚ tutta bontà e generosità, non può consentire che mio padre debba vivere in eterno ridotto a servit—. Cos, anche in questo caso, Lei rimetterà i debiti in segno di devozione e sottomissione al Padre Eterno¯

"Astuta la ragazza" pens• tra s‚ l'usuraio. Ma se pensa di fregare uno come me, si sbaglia e di grosso la dolce fanciulla.

®La cosa mi sembra assai bene ragionata, disse, e in fede accetto questo giudizio di Dio¯

Il padre della ragazza rimase stordito: mai avrebbe pensato di avere una figlia cosi spavalda da farsi avanti in una situazione cosi difficile; e con ragionamenti poi di una maturità che lui per primo non aveva. Comunque grosso era ancora il rischio di vedere la sua amata figlia pagare con la propria felicità la situazione disperata venuta a crearsi.
Ma non resistette e, guardando la propria figlia come per interrogarla, vide che gli sorrideva. Si arrese allora senza una parola, soltanto con un cenno della testa che chin• e prese nelle sue mani, come a nascondere il viso in preda ad una forte emozione.

®Domani signor usuraio, che oggi si è fatto tardi, domani. Troviamoci sulla salita al castello che li troveremo tutte le pietre che ci bisognano¯

L'indomani, all'orario convenuto, i tre si trovarono sul sentiero con il parroco. La figlia in effetti lo aveva pregato di assistere al giudizio di Dio, e poich‚ la fanciulla era stata sempre devota, egli aveva accettato di prestarsi a questo incontro.

Le parole erano superflue e l'usuraio sembrava avere fretta, come se fosse sicuro di vincere la partita. Chinandosi prese dei sassi da terra. Ma la figlia era in gamba e si aspettava qualche inganno, cosicch‚ adottando una posizione strategica, si accorse subito che l'usuraio aveva introdotto due pietre nere nel sacco che aveva portato. E non si aspettava altro, come rivela il seguito di questa storia.

®Tocca a voi signorina¯ disse l'usuraio porgendo il sacco e sorridendo.

Il padre sent le gambe che lo tradivano e si appoggi• per un attimo sulla spalla del curato, implorando la figlia con uno sguardo che sembrava una preghiera muta. E la figlia gli sorrise dolcemente per dargli conforto...
Infilando la mano lentamente nel sacco, fece tintinnare le pietre e prese tutto il suo tempo, mentre l'usuraio sosteneva il sacco e non smetteva di mangiarla con gli occhi, come un predatore la sua preda...
Estrasse la mano bruscamente dal sacco e fece cadere il sasso a terra.

®Che sbadata che sono! ma non importa più di tanto non ‚ vero ? basta guardare il sasso rimasto nel sacco per sapere quale avevo scelto, non ‚ cosi Padre ?¯ disse all'indirizzo del sacerdote.
®In effetti, in effetti¯ rispose il prete, un po' stordito perch‚ tutta questa scena era accaduta con estrema precipitazione.

L'usuraio cap immediatamente che aveva perso, ingannato da questa fanciulla che sembrava cosi ingenua, docile e innocente. Lui ben sapeva che la pietra nel sacco era nera, e solo per pura forma, per non rimetterci una reputazione già ridotta a brandelli, fece finta di scoprire la pietra nera nel sacco. Solo per via della presenza del prete finse di essere amareggiato dall'esito del giudizio di Dio. E solo perch‚ la ragazza aveva spiegato tutto al suo testimone, non pot‚ smentire niente dell'accordo passato e rimise i debiti al padre.
Ma, prete presente o meno, nessuno gli tolse lo sfogo di alcune bestemmie . Era già lontano che ancora si sentivano le sue imprecazioni...  

 

Il vestito del morto        Storia vera accaduta all'inizio del secolo 20 a Cinisi (Pa)

Erano un fratello e due sorelle attorno agli anni 1920. Il fratello se ne and• a Roma per lavoro. Faceva l'operaio per le ferrovie ed ‚ proprio cosi che mori, in un incidente ferroviario.
Le sconsolate sorelle lo sognavano spesso. Una di loro ebbe modo di notare come in ogni sogno il morto tornava a dirle quanto fosse dispiaciuto di essere stato sepolto nei suoi indumenti di lavoro, cosi come lo avevano trovato sul luogo del dramma.

"Mi piacerebbe tanto essere vestito bene nella morte" chiedeva il morto nel sogno.

Le sorelle portavano questo sogno come una croce e volentieri si confidavano tra comari.

" Se ci fosse modo di fare avere un vestito nuovo al povero frate nostro !" lamentavano con le vicine.

Nel vicinato vi era una famiglia di puvireddi (poveracci), ed eco che ebbero il morto a casa. Durante la veglia funebre ecco che una loro parente ricorda il sogno delle due sorelle. Una cosa tira l'altra, ed infine si presenta da loro per far sapere del morto, li a due passi.

Ringraziando e piangendo affidano un vestito come nuovo del loro fratello alla parente del morto da poco. Qualche ora dopo le sorelle si presentono a casa dei poveracci per salutare la salma e quasi svengono: il morto nella bara ‚ vestito con il "loro" vestito.

"Non può essere che il vostro morto si vesta con il vestito del nostro fratello. Era inteso che l'avrebbe portato nell'aldilà per consegnarlo alla buonanima del nostro povero fratello "

"E cosi abbiamo fatto n• ?" replicavano i parenti del defunto.. " quando ci sarà l'incontro il nostro caro darà il vestito a vostro fratello"

"E andrà per caso in giro nudo in paradiso ? non può essere" ribattevano le sorelle.

La verità ‚ che quel vestito nuovo faceva comodo alla famiglia povera che poich‚ non esponeva cosi la propria povertà à coloro numerosi portavano le loro condoglianze. Il morto era conciato più che dignitosamente. E magari qualche creditore rassicurato avrebbe acconsentito una maggior pazienza, chi sa !

"Il vestito, se  lo deve tenere piegato accanto a lui nella bara, cosi per di consegnarlo in mano al frate nostro cosi come ‚, come nuovo" si adiravano ora le sorelle.

Tira e molla, tira e molla, tanto fu detto che alla fine fu deciso di vestire il morto con i propri abiti in modo tale da non trovarsi a girare il paradiso nudo dopo lo scambio. E sopra il misero indumento, vestirono il morto con un secondo vestito, quello buono dato dalle due sorelle, che sarebbe stato puntualmente restituito al fratello non appena giunto da San Pietro. 

Cosi salvando capra e cavoli, furono contenti tutti. Morti inclusi.

Altre risorse o riferimenti

Col…pesce

Famosa leggenda della Provincia di Messina. Ne ho trovato tre versioni totalmente diverse, e questo conferma, come gi… esposto in altra sede, la buona salute del mito. Quanto accade se la gente si appropria le storie, le fa sue, arricchendole di variazioni, adattandole ai cambiamenti epocali, ambientali... 

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